mercoledì 16 gennaio 2013

Chiuso per fallimento


Esiste una categoria di cui nessuno si occupa: le micro imprese.

Nel 2009 i piccoli commercianti ed artigiani erano 4.200.000, il 94% dell’imprenditoria italiana con 8.100.000 di addetti con una produzione del 40% del PIL italiano.

Oggi il 70% di queste sono in sofferenza, con una perdita complessiva di 40 mld l’anno; non si può restare indifferenti di fronte a questi numeri, come lo è stata finora la politica italiana.

Sono il tessuto sociale delle nostre città, piccoli imprenditori che si trovano schiacciati dalla grande distribuzione, dai centri commerciali, dalla concorrenza sleale, da una burocrazia soffocante e, da qualche anno, anche da una crisi che sta riducendo i consumi delle famiglie.
Nel nostro immaginario collettivo, sono stati dipinti come una categoria ricca, con la casa al mare e le vacanze a Cortina, certamente non pochi rispecchiano questa immagine, ma la maggior parte delle attività che abbiamo sotto casa, è costretta a fare i conti con ben altre cifre, vediamole.

Incassi che variano dai €70.000 ai €150.000 annui in funzione della categoria merceologica e costi che assorbono quasi il 90% dell’incasso.

Pochi fortunati hanno avuto in eredità la proprietà del locale dove svolgono la loro attività, tutti gli altri pagano un affitto che oscilla dai €9.000 ai €24.000 euro l’anno, tra fornitori, energia ecc. la spesa oscilla dai €7.000 ai €40.000, da soli non si fa impresa, occorre un dipendente che costa circa €28.000.

Fin qui siamo scesi ad un utile lordo che va dai €26.000 ai €58.000, paghiamo lo Stato, IVA, imposte, tasse e contributi per un totale dai €18.000 ai €39.000.

Il risultato è un reddito mensile che va dai €650 ai €1.600, senza tredicesima, senza malattia e vivendo praticamente dentro un negozio, abbandonati dalle istituzioni e dalla politica, con l’unica gratifica nella soddisfazione dei propri clienti.

Purtroppo però quella gratifica non basta più e nel 2011 11.615 imprese hanno chiuso per fallimento e nel 2012 il dato è in aumento, per non parlare di chi non regge alla disperazione e si suicida.

Le micro imprese, i lavoratori, i pensionati (non quelli d’oro) stanno pagando un prezzo molto più alto di quanto riescono a sostenere, ma continuano a pagarlo, in silenzio, abbassando la testa perché in fondo amano l’Italia e pur di vederla risollevare stringono i denti ed accettano tutti i sacrifici che gli vengono imposti per il bene dell’Italia.

Li accettano perché non conoscono tutta la verità, non sanno che in questi anni quella classe politica a cui loro hanno dato fiducia ha calpestato la Costituzione regalando la sovranità sancita dal primo articolo alle banche, firmando degli accordi che li costringerà ai sacrifici per molti anni (trattato di Lisbona, MES e Fiscal Compact), non sanno che mentre si dispiaceva che c’erano sempre meno soldi per i servizi, in alcuni canali “privilegiati” continuavano (e continuano) ad essere gonfi di finanziamenti che scorrevano (e scorrono) in direzione degli stessi mari.

È chiaro che ci sono persone che fanno politica per amor di Patria, peccato che si fa fatica a conoscerne i nomi ed oggi in piena campagna elettorale ci viene chiesto il voto utile, utile a chi? A quella destra che promette minori tasse sapendo bene che non potrà diminuirle? Alla sinistra che per prima ha tradito il popolo firmando il trattato di Lisbona? Al centro con Monti che completerà la svendita del nostro Paese a favore della finanza?

Con quale credibilità e con che faccia questi imbonitori si ripropongono?

Artefici e complici dei mali che affliggono l’Italia e l’Europa,
avvinghiati al loro stesso egoismo.



1 commento:

  1. Criminali. Si, vanno chiamati criminali quelli che ci hanno portato a questo punto.

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